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20 Giugno 2022

FAR 2022 | Immaginare Roma. Closing del Festival con il sindaco Gualtieri: «Ricucire la città insieme agli architetti»

Concorsi di progettazione – Rigenerazione urbana – Urban Center – Cultura: i focus della kermesse e gli asset da cui ripartire

di Redazione OAR

Occasione di incontro e riflessione, condivisione di idee e proposte, punto di partenza per iniziative concrete e per innescare sinergie e collaborazioni tra tutte le forze impegnate nella trasformazione della città. È stata tutto questo – e non solo – la quarta edizione del Festival dell’Architettura di Roma, che si è chiusa ieri, 19 giugno, al Teatro Palladium, alla presenza – tra gli altri – del sindaco Roberto Gualtieri: una nove giorni di eventi e appuntamenti diffusi sul territorio cittadino con l’obiettivo di cogliere la connessione tra architettura e comunità, individuando le leve di una progettazione – partecipata e condivisa – che possa diventare volano di inclusione, propulsore per il coinvolgimento della cittadinanza alla vita e al cambiamento della Capitale, in ottica rigenerazione urbana, riqualificazione degli spazi pubblici, del tessuto cittadino, dal centro alle periferie.

Clicca qui per rivedere la diretta-streaming dell’ultima giornata #FAR2022

Concorsi di progettazione, da rendere strumenti ordinari per selezionare progetti e opere pubbliche, in ottica qualità architettonica e a supporto dei «100 concorsi» nel programma dell’amministrazione capitolina. Rigenerazione urbana, per sbloccare la città e farla ripartire attraverso la semplificazione delle procedure, promuovendo l’approvazione di una delibera ad hoc. Un Urban Center per Roma, luogo che supporti sotto il profilo scientifico culturale i processi di trasformazione della città, anche attraverso antenne di attivazione sul territorio come le Case nei Municipi. Cultura, come forza motrice per la sperimentazione urbana, con il Festival dell’Architettura evento stabile nella Capitale. Sono i quattro asset sui cui FAR ha fatto perno e ai quali – tra l’latro – è affidata la messa a terra di idee, progetti, azioni e iniziative di cui si è discusso nel corso della kermesse.

Un «patrimonio» di opportunità per la città – a partire dal dialogo tra i soggetti coinvolti – cui ha fatto riferimento il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, nel suo intervento sul palco del Palladium per la chiusura di FAR 2022. «Vogliamo trasformare Roma, non soltanto ripristinare la normalità: la nostra è una città da ricucire – ha detto -. Per questo dobbiamo pensare in grande, fare un rammendo di qualità». Per ridisegnare la Capitale – tuttavia – «è necessario un lavoro che non possiamo fare da soli: l’amministrazione è al lavoro con la sua visione di città, ma allo stesso tempo abbiamo avviato uno stretto dialogo con tutti i corpi intermedi, con gli Ordini, con le Università e gli altri spazi del sapere. In questo sforzo, gli architetti possono avere un ruolo prezioso, per assicurare una coerenza nella trasformazione». Il primo cittadino ha parlato anche della città dei 15 minuti, «diffusa e policentrica in cui i servizi e la qualità degli spazi urbani siano dislocati in tutti i quartieri», e del centro storico in cui è necessario «riportare gli abitanti». Gualtieri ha quindi condiviso il progetto per la Roma del futuro: «Sostenibilità, coesione, inclusione e green sono gli assi principali della nostra visione di trasformazione».

Qui la video pillola di Roberto Gualtieri

A sottolineare alcuni degli impegni centrali portati avanti dall’Ordine degli Architetti di Roma, anche attraverso il Festival, è stato Francesco Aymonino, vicepresidente OAR, spiegando come «abbiamo acquisito la consapevolezza che l’architettura sia uno strumento per rinsaldare il rapporto tra città e comunità: bisogna ricostruire una cultura diffusa, un patto con la città». Poi il passaggio sull’Urban Center – che l’Ordine propone di articolare su due sedi: la Casa dell’Architettura, sede OAR all’Esquilino e cal Casa della Città, tra Ostiense  e Garbatella – per promuovere la fissazione della cultura urbana tra i cittadini, favorendone la partecipazione attiva ai processi di cambiamento». Sulla stessa linea Christian Rocchi, delegato politiche nazionali dell’OAR, che ha aggiunto «per far rinnamorare i cittadini della città ci vuole un progetto di qualità».

A tirare le somme del Festival – «che può e potrà essere un acceleratore di processi urbani» – è stata Alice Buzzone, direttrice FAR: «Abbiamo dimostrato – ha detto – che l’architettura può fare politica nel quotidiano. Il Festival rappresenta un atto d’amore per la città di Roma, può portare a dibattiti ed economie, è un patrimonio che deve diventare un evento stabile per rimettere il ruolo dell’architetto a servizio della collettività». L’edizione che si è appena conclusa – ha aggiunto – è ruotata intorno ad un palinsesto incentrato su una qualità, in chiave culturale, che riuscisse a parlare a tutta la città  e non solo agli addetti ai lavori».

La formula diffusa che ha caratterizzato il Festival quest’anno, come detto, si è svolta a stretto contatto con il tessuto, attraverso installazioni che hanno animato gli spazi pubblici (LINK). Nella gallery, oltre alle immagini della giornata, le fotografie delle installazioni realizzate da Flavia Rossi.

Ma anche con i workshop, suddivisi nei quattro laboratori per lo sviluppo di temi specifici legati ad altrettante aree del Municipio VIII, con i tutor Orazio Carpenzano, preside Facoltà di Architettura della Sapienza; Marco Burrascano e Alessandro Gabbianelli per l’Università Roma Tre; Lorenzo Perri e Sabrina Morreale fondatori dello studio Lemonot; Nasrin Mohiti Asli del collettivo Orizzontale. Nella giornata conclusiva i partecipanti – in larga parte giovani studenti, italiani e stranieri – hanno presentato il lavoro svolto, illustrando i video realizzati nelle diverse aree: il mercato di S. Galla, «per l’attivazione di un processo che porti alla realizzazione di un mercato aperto alla città, accessibile, innovativo»; il ripensamento di via Ostiense, tra San Paolo e la piramide Cestia, come «spazio da vivere e in grado di partecipare alle dinamiche del quartiere»; il Playground Spizzichino, per avviare la «sperimentazione di un processo per la creazione di uno spazio pubblico in sinergia con gli attori locali»; il quadrante tra via del Commercio e via del Porto Fluviale, «la città della notte», per indagare trasformazioni e dinamiche da innescare».

Il focus cruciale che ha chiuso l’ultima giornata del Festival è stato sui concorsi di progettazione. Con l’OAR in prima linea per la promozione dello strumento concorsuale anche con la messa a punto di una propria piattaforma telematica, come ha spiegato Claudia Ricciardi, consigliera OAR e delegata ai Concorsi. Una pratica – ha spiegato – «che auspichiamo possa diventare lo strumento ordinario per selezionare progetti e proposte di qualità; per intervenire in maniera fattiva e qualitativa sul tessuto urbano, negli spazi pubblici e di relazione, sulle opere pubbliche». L’Ordine, in questi mesi, «ha lavorato ad una piattaforma telematica che potrà essere di supporto sia a stazioni appaltanti che ad operatori economici, su cui sarà possibile espletare i concorsi di progettazione». Si chiama CAN, acronimo di Competition Architecture Network, ma «che rimanda anche all’idea di ‘potere’ intervenire concretamente e realizzare progetti sul territorio urbano, di ‘potere’ immaginare la città». L’OAR, in questo senso, si sta impegnando anche ad un bando tipo, su tematiche specifiche come affidamento direzione lavori successiva e sul tema imprescindibile della giuria». L’obiettivo – ha concluso Ricciardi – «è che il concorso di progettazione possa diventare uno strumento, orizzontale e ordinario, non riservito solo alle grandi opere ma anche – e soprattutto – a quelle piccole, per garantire una qualità diffusa sul territorio».

Qui il contributo video di Claudia Ricciardi

Per l’assessore a decentramento, partecipazione, servizi al territorio per la «città dei 15 minuti» di Roma Capitale, Andrea Catarci, «bisogna progettare e mettere in pratica insieme la rinascita di Roma. Non attraverso un restyling superficiale ma portando servizi e attività verso e oltre il Gra, riportando al centro residenti e capacità di fare comunità». Il Festival – ha aggiunto – ha contribuito a far riflettere sui concorsi di progettazione «come elemento di mobilitazione di risorse professionali, anche in rapporto all’amministrazione, e di partecipazione dei cittadini rispetto all’individuazione dei centri vitali per ogni quartiere».

Prosegue il ragionamento Ornella Segnalini, assessore capitolino ai Lavori Pubblici e alle Infrastrutture: «Uno dei temi al centro del nostro lavori è la qualità dello spazio pubblico, su cui abbiamo istituito un’apposita commissione. La qualità è un elemento essenziale e, per garantirlo nei progetti, sarà fondamentale, in tantissimi casi, ricorrere alla procedura concorsuale».

Qui i video degli assessori Catarci e Segnalini

(FN)

di Francesco Nariello
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