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26 Luglio 2021

Spam 2021. Ecological Transition: sfide green per la Capitale. Jan Gehl e le città per le persone

di Redazione OAR

Comunità energetiche, ecologia emozionale, sistemi verdi. La transizione ecologica, a livello urbano, non è soltanto un titolo ma un insieme di azioni mirate per lo sviluppo sostenibile delle città. La declinazione concreta di questo tipo di interventi – con un focus specifico su Roma –  è stata al centro della giornata dedicata alla Ecological Transition di Spam, il Festival dell’Architettura organizzato dall’OAR. Il programma di ieri, 25 luglio – tuttavia – ha spaziato anche su altri aspetti che segnano, in un’ottica green ma non solo, la trasformazione delle aree urbane: dalla lezione di pianificazione umanistica dell’architetto danese Jan Gehl alle riflessioni su paesaggio diffuso, capitale ambientale, riciclo e riuso.

Roma: accelerare sulla transizione green

A mettere a fuoco l’inquadratura sulla realtà romana è stato l’appuntamento con «restart Roma», spazio dedicato alle visioni sul futuro della Capitale. Un obiettivo lo ha subito fissato Francesca Danese, Forum Terzo Settore del Lazio: «Pensiamo che a Roma possano nascere, in tempi relativamente brevi, iniziando con la prima esperienza entro un anno, almeno quattro comunità energetiche per la produzione e la condivisione dell’energia da fonti rinnovabili. Serve un’alleanza tra terzo settore, università e professionisti – in primis gli architetti –  per ripensare nuovi modelli di welfare e qualità della vita».

Annalisa Corrado, laurea in ingegneria meccanica e specializzazioni in impatto ambientale ed efficienza energetica, ha rimarcato, però, come «per la transizione ecologica non possiamo permetterci di aspettare che maturi solo ‘dal basso’. Il processo deve essere promosso dalle istituzioni come unica strada per cambiare le città e rigenerare gli spazi. La normativa deve cambiare rapidamente. Non basta affidarsi alle buone pratiche. Bisogna avviare in fretta una vera filiera industriale». A completare il panel l’architetto olandese Marthijn Pool, che ha ricordato come «un progetto come quello delle comunità energetiche si possa costruire anche senza tante risorse economiche, lavorando sui microsistemi e attraverso la collaborazione tra comunità e professionisti. Bisogna credere nel capitale sociale e puntare a costruire anche un capitale ambientale».

Ci sono parti di città, a Roma, particolarmente adatte a sperimentare strategie per modificare il paradigma di sviluppo urbano in chiave green. Alla tavola rotonda del «focus urban», è Alberto Sasso, presidente di Eur Spa a candidare il quartiere romano come «luogo ideale per la progettazione su temi come mobilità sostenibile, lo studio su sistemi verdi e parchi urbani, interventi specifici come la sostituzione dell’asfalto con superfici permeabili». L’Eur – ha aggiunto – «ha saputo ripensarsi con una spiccata propensione a innovare». Norbert Lantschner, presidente Fondazione ClimAbita, ha tuttavia ricordato come la «transizione ecologica in edilizia debba tradursi in una transizione energetica. L’obiettivo è l’abbandono delle fonti fossili e abbiamo il know how per farlo. Poi c’è la transizione sui materiali, a partire da cemento e acciaio. Potremo contare sulla New European Bauhaus lanciata dalla Commissione Ue, ma serve una nuova cultura basata su efficenza e rinnovabili».

Dall’ecologia emozionale di It’s al paesaggio diffuso nei progetti di AG&P Greenscape

Tra i progetti, anche internazionali, presentati nel corso della sua lecture da Paolo Mezzalama, partner dello studio romano It’s con sedi a Roma, Ginevra e Parigi, ce n’è uno che riguarda la realizzazione di un edificio residenziale proprio all’Eur, «progettato interamente in Bim e per il quale è stato scelto il label di sostenibilità Active House per garantire risparmio energetico, rispetto dell’ambiente e comfort abitativo». L’architetto romano ha poi chiarito l’approccio dello studio sul fronte green: «Puntiamo a creare una nuova estetica di vita fondata su una ecologia emozionale. Tra gli assi che abbiamo individuato: generare nuovi modi di vivere; costruire relazioni in equilibrio con la natura; riuso di spazi e materiali nelle città». Un esempio di riuso portato è il progetto per l’École d’Architecture a Nanterre ,«opportunità di rigenerazione architettonica e urbana».

Il paradigma progettuale di It’s si ritrova nell’hub – dove lo studio ha la propria sede romana – a Casal Bertone: un quartiere, spiega Mezzalama, «che crediamo abbia un potenziale enorme e in cui ci sono realtà che cerchiamo di mettere a sistema, dalla cultura alla presenza della stazione Tiburtina. La fase 2 dello sviluppo del progetto punta ad ospitare un generatore di start up in grado di contaminare l’intero quartiere». Infine, un punto di vista sul futuro di Roma: «Il modello spesso richiamato della ‘città da 15 minuti’ non ha senso sul tessuto urbano capitolino. Roma deve creare un proprio modello, non ricopiare quelli di altre capitali europee completamente diverse. La vera domanda da porre al prossimo sindaco è su quale modello abbia in mente per la Capitale».

Ad affrontare in modo specifico il tema del progetto di paesaggio nelle sue connessioni con la natura e l’ambiente urbano è stato Alessandro Frigerio di AG&P Greenscape di Milano, illustrando alcuni dei ‘valori’ adottati dallo studio, che nei propri interventi punta ad «avvicinare la natura alle esperienze di vita quotidiana; offrire massima accessibilità e inclusività nella esperienza degli spazi aperti; promuovere stili di vita sani a contatto con natura». L’architetto del paesaggio – ha osservato – prima veniva chiamato solo a fine progettazione. Oggi, invece, sempre di più ci contattano sin dalla fase di concept, perché il verde va pensato a inizio progetto». Dal «bosco volante» alla Allianz Tower Citylife a Milano al «Parco Te» a Mantova: numerosi gli interventi presentati dallo studio che ha vinto nell’ambito del bando Reinventing Cities a Milano con il progetto per Crescenzago, «un intervento di paesaggio diffuso per mettere in luce la qualità del territorio ma anche degli spazi dell’abitare attraverso una operazione di social housing».

La lezione di Jan Gehl: spazi pubblici e dimensione umana

A chiudere la giornata di Spam la lecture di Jan Gehl, architetto danese che ha avuto un ruolo fondamentale per la pianificazione urbanistica su scala internazionale «per lo sviluppo di città sostenibili ed eque al servizio delle persone». Una lezione in cui è stata ripercorsa l’evoluzione dell’approccio dell’architettura con gli spazi pubblici delle città, ed il progressivo recupero di attenzione verso la scala umana, alla quale Gehl ha dato un contributo decisivo: quest’anno ricorre il trentennale della pubblicazione del suo libro «Life between buildings» (1971), tradotto in quasi quaranta lingue.

La pianificazione urbanistica – ha spiegato l’architetto – «ha influenzato moltissimo la qualità della vita nel corso degli ultimi 50 anni. Noi abbiamo formato le città, è vero, ma anche le città hanno formato noi, ci influenzano. Vogliamo città vivibili e vivaci. In quest’ottica, gli spazi pubblici sono fondamentali. Se uno spazio si riempie significa che è stato un progetto di successo. La presenza delle persone è una cartina tornasole per la qualità dello spazio. E oggi una delle sfide più importanti da affrontare anche a livello urbano è quella dei cambiamenti climatici».

Lo studio Gehl Architects ha lavorato, tra l’altro, alla pianificazione «umanistica» – spazi pubblici, aree pedonali e ciclabili, eliminazione del traffico auto – nei centri urbani di Sydney, Londra, New York, Mosca. A Copenhagen – ha ricordato l’architetto – «la collaborazione dura da quarant’anni. Le piazze sono state umanizzate, restituite alle persone, le auto scomparse. Oggi finalmente c’è un Dipartimento per la vita delle persone all’interno della città».

Infine, la risposta alla domanda che ha rappresentato il filo conduttore della lezione di Gehl, con un tributo all’Italia. «Ci siamo chiesti se l’architettura sia in grado di cambiare il mondo – ha detto – e la risposta è che può farlo. E molti dei concetti che ho adottato e declinato nel mio approccio alla pianificazione degli spazi pubblici urbani – ha infine rivelato – li ho compresi nelle città italiane». (FN)

Fotografie di Daniele Raffaelli

di Francesco Nariello
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