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Architettura
27 Novembre 2021

Purini: il Maestro che ha dato lustro agli architetti romani

Una vita dedicata alla professione ed all’insegnamento, costruita su un’idea ben definita di architettura.

Franco Purini, conosciuto come il “Maestro” ed esponente del neorazionalismo italiano, fin dagli anni ’70 non ha mai scisso la progettazione dalla dimensione teorica e dalla ricerca.

Protagonista assoluto dell’architettura disegnata come strumento di ragionamento ed indagine, come metodo progettuale che rivela la visione dell’architetto sul mondo, l’allievo di Maurizio Sacripanti, si è dedicato alla grande come alla piccola scala, attraverso la collaborazione con Vittorio Gregotti e il sodalizio con Laura Thermes.

Trasversale il suo impegno: il quartiere Zen a Palermo e l’Università della Calabria ad Arcavacata a Cosenza, con V. Gregotti negli anni ’70; la Casa del farmacista, varie piazze e Casa Pirrello a Gibellina, un intervento di edilizia residenziale a Napoli negli anni ’80; il restauro delle ex Scuderie medicee a Poggio a Caiano e la Casa dell’agricoltore a Capalbio negli anni 2000, fino all’incarico di curatore del nuovo padiglione italiano per la X mostra internazionale di architettura della Biennale di Venezia del 2006.

Ricorre oggi il suo ottantesimo compleanno e la Casa dell’Architettura omaggia uno dei più noti iscritti all’OAR con una mostra di disegni ed opere a lui dedicati, inaugurata da un evento a cui hanno partecipato alcuni degli architetti a lui più vicini.

Molte le testimonianze che attribuiscono a Purini, che ha dato lustro agli architetti romani come ha sottolineato Alessandro Panci – Presidente OAR, il merito di fondere in un’equilibrata sinfonia la teoria, espressa con la scrittura, con la prassi, raccontata con il disegno.

“Questa giornata è una piacevole sorpresa, per la quale ringrazio di cuore l’OAR – dichiara il Maestro – I molti interventi hanno raccontato me ed il mio lavoro descrivendomi in molteplici forme. Mi sono riconosciuto in ogni aspetto, anche in quelli a cui non penso mai o che consideravo marginali. Come in un prisma in cui luce svela diversi spettri di differenti colori, ho l’obbligo di sottopormi ad un’autoanalisi e sintetizzare ogni sfumatura emersa”.

Purini è un convinto fautore della qualità della professione di architetto, tanto da sostenere che il più grande equivoco di cui sono convinti molti progettisti, soprattutto se giovani, consiste nel ritenere l’architettura italiana priva di consistenza qualitativa e capacità realizzativa, certi che il sapere progettuale sia stato sostituito da un’architettura globale che ha azzerato la differenza tra luoghi e culture.

A quest’idea di scarso fermento progettuale si oppongono gli architetti romani, dimostrando ogni giorno la propria professionalità.

“Una perla rara – commenta Luca Ribichini, Presidente Commissione Cultura Casa dell’Architettura – indipendentemente dalla personale visione dell’architettura con cui si può concordare o meno, è un pezzo importante della nostra storia, in grado di stimolare sia attraverso le sue lezioni che con i progetti. Di questo la storia gli darà atto”.

Un consiglio agli architetti romani?

“Ciascuno di noi deve capire chi è e che cosa può dire agli altri. Ogni architettura nasce per raccontare le convinzioni e le visioni del progettista, ma è comunque destinata a chi l’abiterà. E’ lo stesso meccanismo in atto per un regista, un romanziere, un attore: si esprime se stessi, nel rivolgersi ad altri”, conclude Purini.

di Giulia Villani

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