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Architettura
05 Febbraio 2024

Tutela del patrimonio: OAR e DOCOMOMO Italia per il riconoscimento delle architetture del secondo Novecento

Alla Casa dell’Architettura, nel segno della riscoperta degli archivi, e dei legami tra opere e contesto, il convegno curato da Emma Tagliacollo ha coinvolto studiosi ed esperti della conservazione in una tavola rotonda, da cui sono emerse indicazioni per gli sviluppi futuri della normativa e della tecnica di ricerca storica.

Una ricchezza tipologica ed espressiva di cui le città sono disseminate, ma che sfugge alla visione di tutela incentrata sui singoli beni culturali, incapace di individuare i collegamenti tra edifici riconducibili alla medesima serie storica, e tra edifici e ambito sociologico, tecnologico, culturale: l’architettura italiana della seconda metà del XX secolo sconta il peso attribuito dalle leggi sulla tutela  ai parametri di tempo, che disegnano un confine artificiale – i settanta anni della costruzione – tra opere degne di cura e testimonianze a rischio di totale manomissione.

Il convegno “L’architettura del secondo Novecento alla ricerca di riconoscimento”, organizzato dall’Ordine degli Architetti di Roma e provincia (OAR), con il patrocinio di DOCOMOMO Italia e il coordinamento scientifico di Emma Tagliacollo, storica e critica, componente del Comitato Tecnico Formazione OAR, segretaria DOCOMOMO Italia, ha sviluppato un’articolata riflessione sul concetto di patrimonio da tutelare, sulla difficoltà di mettere a fuoco la complessità della produzione architettonica successiva al 1945, sull’urgenza di superare  le rigidità della normativa nazionale che paradossalmente, anche quando impone vincoli, non riesce a evitare la distruzione di opere straordinarie.

Architettura del secondo Novecento patrimonio a rischio

Se, come ha ricordato Marco Maria Sambo, Segretario OAR, Direttore AR Magazine, Coordinatore Osservatorio 900, “la storia dell’architettura è matrice del contemporaneo”, gli archivi, in quanto raccolte di testimonianze dirette, resoconti, schizzi, disegni preliminari e oggetti, forniscono i tasselli con cui assemblare la mappa dell’architettura più vicina a noi, ma anche più fragile e più esposta a stravolgimenti. Gli edifici progettati nel secondo Novecento vengono spesso ancora utilizzati, a volte anche con funzioni diverse da quelle attribuite in origine: l’obsolescenza dei materiali, l’evoluzione impiantistica, i cambi di destinazione e i danneggiamenti richiedono progetti di manutenzione e restauro che possono entrare in conflitto con lo status di “bene culturale” implicito nel riconoscimento del valore delle architetture in questione.

Maria Margarita Segarra Lagunes, Presidente DOCOMOMO Italia, premettendo che “(…) l’architettura del Novecento ha tardato ad essere riconosciuta”, ha sottolineato che purtroppo “ci sono volute alcune distruzioni” per comprendere “che grandi capolavori (…) erano a rischio di scomparire e quindi bisognava cambiare atteggiamento”. Al di là dei vincoli di tutela, resta attuale l’esigenza di sensibilizzare gli architetti sull’impatto di determinate normative che regolano la trasformazione tecnologica degli edifici, per esempio con l’obiettivo dell’efficienza energetica. “L’applicazione automatica, senza progetto, di alcune di queste tecniche sta portando al completo sconvolgimento di molti edifici, soprattutto nelle regioni del Nord”.

A proposito del Codice dei beni culturali e del paesaggio (D. Lgs. 42/2004), nel corso del suo intervento su “L’idea di tutela dell’architettura contemporanea”, Ugo Carughi, Past President DOCOMOMO Italia, premettendo che studiare e tutelare un singolo bene culturale è molto più difficile che tutelare un intero patrimonio, ha avanzato una proposta di rimodulazione degli articoli 10 (“Beni Culturali”) e 11 (“Cose oggetto di specifiche disposizioni di tutela”), attraverso aggiunte che riflettano un concetto di tutela basata sull’interesse relazionale, cioè sul valore del bene definito a partire dai legami con un contesto di riferimento.

Gli archivi degli architetti

L’archivio di architettura è una fonte insostituibile per salvaguardare la coerenza delle scelte di conservazione con l’essenza dell’opera, rispetto alla quale i progettisti / restauratori attuali possono affinare le proprie competenze, risalendo alle fasi creative da cui sono scaturite le scelte dell’autore. “L’Ordine degli Architetti di Roma è stato antesignano nel portare avanti il discorso sugli archivi, di cui ha cominciato a occuparsi negli anni ’90” ha evidenziato Erilde Terenzoni, Osservatorio 900, rimarcando che il tema riveste fondamentale importanza “anche per la possibilità di realizzare un lavoro pedagogico nei confronti delle comunità (…)”.

La ricerca archivistica è alla base dello studio sull’impiego delle ceramiche nell’architettura moderna, illustrato da Sara Di Resta, Docente associato di Restauro Architettonico, Università IUAV, con un approfondimento sull’eccezionale repertorio di rivestimenti firmati da Gio Ponti e un focus sulla problematica dei distacchi degli elementi ceramici dalle pareti in calcestruzzo. L’analisi di informazioni storiche su tecnologia, tipologie edilizie e problematiche di restauro ha permeato anche gli interventi di Danilo Di Donato, Docente associato di Architettura Tecnica, e di Matteo Abita, Ricercatore di Architettura Tecnica, entrambi dell’Università degli Studi dell’Aquila, che hanno trattato il tema dell’acciaio nelle costruzioni del secondo Novecento, concentrandosi, rispettivamente, sulle fragilità delle strutture nei vari campi di applicazione (stabilimenti industriali, residenze, istituti scolastici, edifici pubblici), e sul caso specifico di Roma, con l’innesto delle architetture metalliche nelle zone di espansione urbanistica e la loro evoluzione morfologica influenzata dalla “fisionomia” dei vari quartieri.

Riconoscimento delle architetture da tutelare

Lo studio dei dati catalogati negli archivi di grandi istituzioni pubbliche e private (Archivio Centrale dello Stato, CSAC di Parma, IUAV, MART di Rovereto, MAXXI), ma anche nelle tante raccolte create dai singoli architetti e sottoposte al vincolo archivistico,  può contribuire a recuperare i legami che uniscono opere diverse, dai capolavori dei grandi maestri dell’architettura agli “episodi” più discontinui che sono stati riconosciuti come esempi significativi del secondo Novecento solo molto dopo la scomparsa dei loro progettisti. L’applicazione dell’intelligenza artificiale alla ricerca si prefigura come lo strumento più adatto a valorizzare la natura relazionale delle informazioni di archivio, con la possibilità di ottenere sintesi avanzate di testi, calcoli, disegni e audiovisivi, che negli ultimi trent’anni hanno iniziato a soppiantare i documenti cartacei.

L’Atlante Architettura Contemporanea, realizzato a cura della Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministro della Cultura, lascia intravedere le potenzialità della diffusione in rete dei contenuti di archivi digitalizzati – nel caso specifico, una selezione delle opere del “Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi” presentate all’interno di “percorsi tematici illustrati con materiali fotografici originali”.

Come sintetizzato da Segarra Lagunes, “La fase di conoscenza è molto importante – e per il Novecento abbiamo il grande vantaggio di poter contare su archivi di architettura, su archivi fotografici che ci aiutano a ripercorrere le fasi progettuali e realizzative degli edifici (…)”, ma altrettanto rilevante è “il lavoro di condivisione, di comunicazione, perché è il riconoscimento collettivo che porta alla tutela”.

di Francesca Bizzarro

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