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25 Novembre 2023

OAR e Roma Capitale in campo per l’eliminazione della violenza di genere

Anche l’Ordine degli Architetti PPC di Roma si fa promotore della campagna di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne, attraverso un’importante iniziativa della Commissione Parità di Genere OAR, nata nel 2021, per dedicarsi al rispetto ed all’integrazione come base per lo sviluppo di progetti urbani, architettonici e di design inclusivi, in collaborazione con la Commissione Capitolina delle Pari Opportunità.

In occasione della Giornata Internazionale dedicata al tema, fissata il 25 novembre, l’evento Architettura partecipata e inclusiva come reazione alla violenza di genere, alla Casa dell’Architettura, ha presentato l’attività di ricerca per la mappatura dei Centri Antiviolenza (CAV) attualmente in funzione a Roma.

Un laboratorio di conoscenza dell’esistente nell’ottica di un possibile processo di progettazione per lo sviluppo delle potenzialità di questi presidi sul territorio, al fine di favorire l’emersione di situazioni di pericolo, violenza ed emarginazione che troppo spesso affollano le pagine dei quotidiani, sfociando in orrore.

“Intento della Commissione è la raccolta sistematica di informazioni, sia in relazione ai servizi offerti sia circa il luogo fisico, sui Centri Anti Violenza, per poter improntare un progetto di valorizzazione, razionalizzazione e miglioramento anche con procedure concorsuali – spiega Roberta Bocca | Vice presidente e Consigliera OAR, Coordinatrice Commissione Parità di Genere – Questi sportelli antiviolenza solitamente sono ospitati in immobili confiscati alla malavita, in appartamenti di proprietà per lo più pubblica o in locali all’interno di un edificio a pubblica utilità. Ognuno di questi luoghi è caratterizzato da parametri di accessibilità, visibilità ed intimità differenti, con cui i progettisti devono relazionarsi per ottimizzare il servizio offerto”.

Di rilievo, in una giornata densa di impegni Istituzionali, è stata la presenza di Michela Cicculli | Presidente della Commissione delle Pari Opportunità, che ha raccontato l’esperienza capitolina nella formazione e mantenimento dei Centri CAV, della difficoltà di reperimento di immobili da adibire a centri antiviolenza e dell’adeguamento degli stessi alla necessità e agli usi predisposti.

Persino la bellezza, e quindi il lato estetico, ha un suo ruolo nel prendersi cura di chi ha subito violenza. Molto spesso le donne vittime di abusi sono state ridotte al margine dal proprio carnefice e, in una situazione psicologica di inferiorità, la richiesta di aiuto non è banale. Qui si inserisce il ruolo sociale dell’architettura che, nella conformazione dello spazio, può contribuire a ricreare un ambiente che infonda accoglienza profonda, protezione rassicurante e dialogo sincero. Anche al livello urbano la città può essere disegnata per eliminare aree di conflitto sociale o angoli di emarginazione, in cui si annida indifferenza ed isolamento, tessuto fertile di dinamiche famigliari, ed umane in genere, caratterizzate da immane disagio.

“L’emancipazione delle donne è per lo più avvenuta, ma resta una doppia relazione distorta alla base della violenza sulle donne: da un lato il potere / possesso che l’uomo tenta di esercitare e dall’altro l’abnegazione femminile nell’esistere in relazione a qualcun altro – racconta Claudia Piccini | Befree Cooperativa sociale contro tratta, violenze e discriminazioni e Vice responsabile Centro Anti Violenza Teresa Buonocore – La maggior parte delle donne imbrigliate in questi abusi sono lavoratrici, ma comunque soggette al controllo economico di un uomo, magari anche disoccupato, che gestisce le entrate. Rapporti squilibrati dunque che l’uomo tenta di riequilibrare attraverso la violenza, a sua volta sopportata dalla donna che, con la sua dedizione, fa permanere l’uomo in uno stato infantile”.

E’ proprio quando la donna prende coscienza di sé, e il momento coincide spesso con una gravidanza, che iniziano le violenze per la paura dell’uomo di perdere colei che reputa di sua esclusiva proprietà.

Qui si inseriscono i Centri Anti Violenza che devono far leva sulla consapevolezza della vittima che, credendosi dipendenti da chi la manovra, deve avere il coraggio di superare quegli stereotipi introiettati nella nostra cultura.

Federica Russo | psicologa del Centro Antiviolenza Paola Lattes (Municipio IV), relazionando circa il modus operandi dei centri e il loro schema funzionale, ha ribadito la necessità di accogliere le donne in luoghi confortevoli con la disponibilità di aree gioco per intrattenere i bambini e di stanze private.

“Utile un’analisi storica della spirale di violenza che ci ha condotto ai giorni nostri – osserva Simona Feci | Università di Palermo – In ogni momento ci sono dei barlumi di speranza in cui rifugiarsi per uscire dalla condizione di inferiorità. Molte le figure a disposizione, anche se poco conosciute. Certamente essere donna nell’antica Roma non equivale ad esserlo nell’età contemporanea o moderna, così come influisce la religione o l’etnia a cui si appartiene. La componente ha sempre ricoperto un ruolo subalterno nell’ambiente domestico: fino all’avvento del nuovo diritto di famiglie del 1975, la donna aveva bisogno del consenso del marito per lavorare, così come il suo domicilio doveva essere approvato dal coniuge”.

Un’asimmetria di ruoli, derivante da un profondo retaggio culturale che ha visto eliminare il reato dell’omicidio d’onore solo nel 1981, è stata mantenuta fino a tempi recenti, anche dal punto di vista giuridico.

Violenze che si compiono per lo più nell’ambiente domestico che possono però trovare nella destinazione d’uso degli ambienti a quota strada un antidoto.

Interviene così Lucia Krasovec Lucas | architetto, studiosa del funzionamento urbano e Presidente IN/Arch Triveneto: “Tre i fattori che possono condizionare fenomeni di ingiustizia sociale: le abitazione, il lavoro soprattutto al femminile e l’accessibilità allo spazio urbano in varie declinazioni”.

Per quanto riguarda la questione abitativa, si deve approcciare all’esistente in maniera sistematica e coordinata, anche nell’ottica della riduzione del consumo di suolo. In questo quadro si inserisce la questione lavoro, per incentivare il quale la Krasovec Lucas propone di utilizzare la proprietà pubblica dei piani terra trasformandoli in hub temporanei da dare in concessione gratuita, in modo da attivare economia creativa dal basso, anche a beneficio delle donne, oltre che dei giovani.

“Lo spazio pubblico è la key word per affrontare tutto questo – prosegue la Krasovec Lucas – Le buone pratiche sono virali quanto le cattive. Se una donna è emancipata e libera, sia economicamente che intellettualmente, se vive in una rete urbana protetta, lo spazio urbano pubblico diventa di relazione e propedeutico al benessere della collettività. In questa pianificazione rientrano i centri antiviolenza, luoghi di apertura e fiducia reciproca che colonizzano lo spazio circostante con nuove modalità di interazione”.

Alla luce delle precedenti premesse, la Commissione Parità di Genere dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Roma e provincia (OARPG), composta da Roberta Bocca, Lucia Furfaro, Ilaria Olivieri, Emma Tagliacollo, Barbara Tetti e Antonia Genco, ha illustrato il progetto di “Mappatura dei Centri Cav”.

Un laboratorio partecipato e coordinato, che avrà come primi step indagine, ricerca e sopralluoghi nei 12 centri antiviolenza attualmente attivi, con la rilevazione dei servizi e delle funzionalità e dello stato manutentivo degli immobili, nonché delle esigenze di ogni struttura, con la finalità di dare un contributo valido e concreto all’elaborazione di un modello funzionale e ideale che possa essere d’aiuto sia per migliorare i Centri Cav esistenti e sia come supporto alla realizzazione di nuove strutture.

La commissione sta già lavorando, in collaborazione con Elnaz Yousefi, giovane architetta, Mahtab Alborzi Avanaki e Iman Rabbani Mehr, studenti della Facoltà di Architettura della Sapienza – Università di Roma,  tutti di nazionalità Iraniana, circostanza questa che  assume particolare significato, alla luce della tematica trattata.

Il convegno si è concluso con l’intervento emozionatene di storia vissuta di Annamaria Giannini | attrice, poeta e performer sulle i immagini fotografiche tratte dalla mostra video fotografica di Barbara Fiorenzola.

di Giulia Villani

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