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07 Agosto 2021

Biennale Architettura, Venezia 2021. Padiglione Italia – di Federica Andreoni

“Il Padiglione Italia 2021 si fonda sulla convinzione che la crisi climatica sia la più grande sfida che l’Umanità debba affrontare. Il mondo dell’architettura ha la responsabilità di portare il proprio contributo.
Comunità Resilienti intende porre al centro dell’esposizione la questione del cambiamento climatico, principale causa di emigrazione su scala globale, oltre che principale causa di malattie entro i prossimi trent’anni”, dichiara il curatore, Alessandro Melis, Full Professor of Architecture Innovation (UK) alla University of Portsmouth e Direttore del Cluster for Sustainable Cities. 

Secondo quanto proposto dal curatore della Biennale Architettura 2021 Hashim Sarkis, anche il Padiglione Italia, privilegia l’aspetto esperienziale e immersivo. Le forme espressive sono legate alla graphic novel, al gaming, in toni e modalità di ispirazione cyber punk.

Il Padiglione si propone inoltre come una istallazione ad impatto CO2 quasi zero. Per questo si riutilizzano i materiali del Padiglione Italia 2019 per la 58. Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, e si rilocalizzano invece in forma permanente le integrazioni prodotte. L’obiettivo è quello di mostrare opere coerenti con gli obiettivi della proposta, oltre a generare un’occasione di studio del ciclo di vita di una installazione. 

Padiglione Italia – decalogo dell’allestimento

Segnaliamo alcuni tra i casi esposti in mostra. 

La sezione “Dolomiti Care” apre il Padiglione ed è curata da Gianluca D’Inca Levis, ideatore di Dolomiti Contemporanee, riguarda la salvaguardia e la cura del patrimonio paesaggistico e architettonico. Patrimonio che comprende il Villaggio Eni (1954-1962) progettato da Edoardo Gellner a Borca di Cadore, l’area del Vajont e il trampolino delle Olimpiadi del 1956.

Il titolo “Dolomiti Care” gioca con la possibile doppia lettura tra inglese care=cura e l’italiano care=amate. Vengono illustrate la visione e la progettualità proprie di Dolomiti Contemporanee, laboratorio fondato nel 2011 come riconfiguratore spaziale, e concettuale, che opera attraverso l’arte e la cultura contemporanea. 

La visione insiste sulla necessità responsabile di affrontare i temi legati alla rigenerazione del patrimonio secondo una prospettiva aperta e multidisciplinare; sulla costruzione di contesti di progetto e di strategie sperimentali, non effimere ed funzionali alla co-generazione di un’identità reattiva, per una montagna contemporanea che si faccia spazio/cantiere, pioniere d’innovazione.

“Dolomiti Care” a cura di Gianluca D’Inca Levis

“Storia di un minuto” ideata da Alessandro Gaiani, Emilia Giorgi e Guido Incerti fa luce sulle storie delle comunità e dei luoghi colpiti dai principali terremoti avvenuti in Italia dal 2009 a oggi, dall’Aquila all’Emilia-Romagna all’Appennino del Centro Italia. 

L’esposizione inizia con una infografica, incentrata su un approfondito studio circa la vulnerabilità della penisola a cura del GSSI, per poi espandersi attraverso i 3 progetti artistici: di Göran Gnaudschun a Onna (commissionato dal Goethe-Institut Italia in collaborazione con Onna ONLUS); di Alessandro Imbriaco nella zona di Ussita (MC); e di Antonio Ottomanelli all’Aquila. Un percorso narrativo volto a interpretare alcune delle esperienze più interessanti sviluppate dagli abitanti dei centri colpiti dal sisma, con l’obiettivo di immaginare una ricostruzione non solo fisica ma anche sociale.

Serie fotografica di Alessandro Imbriaco nella sezione “Storia di un minuto”

“Disintossicare l’architettura dalle ineguaglianze: un atto plurale” è invece l’installazione proposta da RebelArchitette, associazione attiva nell’ambito della sensibilizzazione nel mondo dell’architettura, verso una visione inclusiva, intersezionale ed equa; dalla promozione della ricerca alla diffusione del ruolo delle donne in architettura. L’installazione è una chiamata al rispetto, alla giustizia e alla necessità di diversificare il panorama degli e delle interpreti dell’architettura, in Italia come in tutto il mondo. Si tratta di un progetto corale di ricerca e rappresentazione che non propone formule esclusive di selezione, ma che, al contrario, privilegia nuove letture della professione ancora invisibili al grande pubblico.

Sono esposti 137 modelli: architette, designer, visionarie, muratrici, influencer. 

L’allestimento è concepito su tre supporti: una piattaforma web per l’approfondimento, una versione digitale dell’allestimento in formato tour virtuale e un corto con i 137 volti e progetti.

“Disintossicare l’architettura dalle ineguaglianze: un atto plurale” a cura di RebelArchitette

Al Giardino delle Vergini, all’uscita del Padiglione Italia, alla sezione “Un’esplorazione della Resilienza dello Spazio Pubblico” curata da Dario Petrabissi si trova l’installazione di Orizzontale, studio di architettura con base a Roma. Il collettivo porta in Biennale due elementi iconici del processo di Prossima Apertura, progetto di rigenerazione urbana scaturito dal Concorso di idee per la riqualificazione di 10 periferie urbane bandito nel 2016 dal MIBACT e dal Consiglio Nazionale degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Piazza della Comunità Europea, nel quartiere Toscanini di Aprilia (LT) è l’area per cui il progetto di rigenerazione urbana Prossima Apertura è risultato vincitore del concorso, e che viene esposto al Padiglione Italia come caso studio.

Il banner e il tavolo circolare, i due elementi che compongono l’installazione, raccontano l’approccio alla rigenerazione urbana sperimentato: un processo incrementale, aperto agli abitanti, interdisciplinare, un cantiere accessibile, un luogo finito e al tempo stesso indeterminato, che lascia libera interpretazione al suo utilizzo.

“Prossima Apertura” di Orizzontale, fotografia di Flavia Rossi

Federica Andreoni

Redazione AR Web

Fotografie di Federica Andreoni, ad eccezione di “Prossima Apertura” di Orizzontale, fotografia di Flavia Rossi

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