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Architettura
04 Maggio 2022

FAR 2022. Torna il Festival dell’Architettura di Roma: nove giorni di eventi diffusi per ridisegnare il futuro della Capitale

La kermesse organizzata dall’OAR è stata presentata ieri – 3 maggio – presso il nuovo Rettorato di Roma Tre: si svolgerà dall’11 al 19 giugno, spostandosi tra i quartieri della città, dall’Esquilino a Ostiense

di Redazione OAR

Visioni, confronti e dialoghi per il futuro di Roma. Per contribuire a ridisegnare il tessuto e le relazioni urbane, anche attraverso il lancio di una nuova fase di rinnovamento del territorio, innescando processi e dinamiche mirati: dalla riconquista di spazi dimenticati alla capacità di garantire la qualità dei progetti fino alla possibilità di favorire la più ampia partecipazione della cittadinanza ai cambiamenti in atto, anche in vista dei grandi eventi che attendono la Capitale nei prossimi anni.

Sono alcuni degli obiettivi della quarta edizione di FAR – il Festival dell’Architettura di Roma – che torna, quest’anno, dall’11 al 19 giugno, con una nuova identità e un programma diffuso sul territorio capitolino, che si svilupperà tra l’Esquilino e il quartiere Ostiense. Il Festival – ideato e organizzato dall’OAR, con il patrocinio del Comune di Roma e della Città Metropolitana di Roma Capitale, delle Università Sapienza e Roma Tre, del Coni e del comitato italiano Paralimpico – è stato presentato ieri, 3 maggio, presso il nuovo Rettorato dell’Università Roma Tre, su via Ostiense – aperto al pubblico proprio in occasione della conferenza stampa di presentazione della kermesse di nove giorni.

Alla presentazione hanno partecipato, tra gli altri, il direttore generale dell’università Roma Tre, Pasquale Basilicata; il presidente dell’ordine degli Architetti di Roma, Alessandro Panci; la direttrice di FAR, Alice Buzzone; l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia; l’assessore capitolino al Patrimonio e alle Politiche Abitative, Tobia Zevi; e i presidenti dei Municipi I e VIII, Lorenza Bonaccorsi e Amedeo Ciaccheri.

Il video con gli highlights della giornata

(contributi video raccolti da Francesco Nariello; montaggio e post-produzione di Giuseppe Felici)

Presentato il programma del Festival, tra ospiti, workshop, conferenze, appuntamenti culturali, ospiti italiani e internazionali – della scena architettonica e non solo -, momenti istituzionali e performance. Tra gli ospiti confermati ci saranno Mario Botta, Massimo Alvisi, Marlon Blackwell – Gold Medal AIA, Alessandra Covini di Studio Ossidiana, Chiara Alessi, Cino Zucchi, Mad Architects. Sabato 11 giugno ci sarà un evento al Parco Schuster, dedicato a sport, accessibilità e inclusione, mentre domenica 12 giugno l’inaugurazione del festival sarà alla Casa dell’Architettura, con il sindaco Roberto Gualtieri. Alla Casa dell’Architettura ogni mattina si terranno la rassegna stampa su Roma di «Sveja» e dei talk, per poi spostarsi in quartiere Ostiense per le conferenze pomeridiane. Ogni giorno ci saranno «pranzi di quartiere», attorno alle installazioni diffuse nel territorio della città. I temi delle giornate saranno «Includere, abitare» (13 giugno), «Lavorare» (14 giugno), «Turismo e cultura» (15 giugno), «Infrastrutturare e innovare» (16 giugno), «G-Roma: visione dai Municipi» (17 giugno), «Roma da rigenerare» (18 giugno) e «Immaginare» (19 giugno).

Qui il sito di FAR 2022 con il programma aggiornato: LINK

A introdurre il nuovo corso del Festival – in un’aula magna gremita, all’interno della struttura disegnata dall’architetto Mario Cucinella e realizzata dal Gruppo Cam – è stata Alice Buzzone, consigliera OAR e direttrice di FAR. «Finalmente, dopo mesi di lavoro – ha detto -, possiamo raccontare la nuova edizione del Festival: una macchina che, a partire dal Consiglio dell’Ordine sugli Architetti di Roma e provincia, ha coinvolto numerosi soggetti, che hanno deciso di supportare e partecipare a questo progetto. Si tratta di un lavoro per la costruzione di un dispositivo culturale in evoluzione, che ha come obiettivo quello di coinvolgere sempre di più la cittadinanza in un dibattito sull’architettura e sul futuro della città e dei suoi territori».

È necessario, dunque, ha aggiunto «non solo dibattere ma anche ‘Fare’ – concetto richiamato anche dall’acronimo stesso del nostro Festival – FAR -, non solo parlando al territorio ma ‘nei territori’ insieme alla cittadinanza. Spetterà a noi progettisti, poi, tradurre le visioni in un linguaggio tecnico capace disviluppare scenari e strategie, insieme all’amministrazione di Roma Capitale, per rinnovare l’urbanistica come in parte sta già avvenendo». Quest’anno il Festival, che farà sempre base all’Esquilino, all’Acquario Romano – Casa dell’Architettura, si sposta tra i quartieri e atterra anche ad Ostiense, con logo e veste grafica rinnovati «e con tanti partner locali e luoghi coinvolti: da Parco Schuster a Industrie Fluviali, da Cogeco a Talent Garden Ostiense, fino a WWP Campus, Cam Spa, Eataly, Casa della Città, Teatro Palladium: a breve sarà possibile scaricare la mappa completa, sul sito web del Festival, in cui sarà possibile localizzare gli spazi pubblici che saranno trasformati da architetti romani, italiani ed europei».

I temi di maggiore interesse per gli architetti, che animano l’impegno dell’Ordine e che saranno anche al centro di FAR li ha ricordati Alessandro Panci, presidente OAR. «Come tecnici sentiamo troppo spesso parlare di Roma in riferimento al degrado, allo stallo delle procedure autorizzative e a altre problematiche che incontriamo ogni giorno nello svolgimento della nostra attività: per cambiare, però, bisogna intervenire, in molti casi direttamente all’interno delle istituzioni e degli iter burocratici. Per investire tempo e risorse economiche occorre una certezza temporale per realizzare le opere, anche ne rapporto con gli investitori privati.  In quest’ottica l’Ordine degli Architetti sta portando avanti iniziative insieme all’assessorato capitolino all’Urbanistica, il quale dovrà anche fare fronte a una cronica carenza di personale. Bisogna comprendere, tuttavia, che le azioni da intraprendere devono essere mirate a intervenire sulla città e sui suoi territori, dal centro storico alle periferie, fino alle borgate e all’area agricola di Roma. Una necessità legata non solo ad aspetti burocratico amministrativi ma anche di natura culturale».

A cosa serve, dunque, un Festival dell’Architettura di Roma? «A immettere all’interno del tessuto cittadino – conclude Panci – quel ‘fattore culturale’ che occorre per investire sul territorio. Per dare a Roma un riferimento culturale su buone pratiche, interventi urbani e valorizzazione del territorio».

Il cambio di marcia previsto quest’anno dal Festival dell’Architettura di Roma, con la sua formula «diffusa» tra i quartieri, è stata posta al centro dell’attenzione, tra gli altri, da Pasquale Basilicata direttore generale Università Roma Tre, che ha anche ricordato le operazioni di trasformazione urbana messi in moto dall’Ateneo. «Per la prima iniziativa aperta al pubblica nell’aula magna del nostro nuovo Rettorato – ha affermato – non potevamo scegliere occasione più propizia del lancio della quarta edizione del Festival dell’Architettura di Roma, la prima che lascia le mura domestiche della Casa dell’Architettura per avventurarsi anche tra le piazze e i quartieri della città». Lo stesso Basilicata ha poi rilanciato la costruzione del nuovo patto per il futuro della città – annunciato nel corso della conferenza stampa dalle istituzioni presenti – per continuare a investire sul territorio urbano, a partire da questo quadrante».

Sulla stessa linea l’assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, Maurizio Veloccia: «È significativo – ha detto – che l’Ordine degli Architetti di Roma abbia voluto immaginare una manifestazione diffusa, in grado di attraversare la città. Concentrandosi, in particolare, in un quadrante, come quello di Ostiense, che rappresenta un esempio valido di come si possa immaginare la trasformazione di Roma. Il progetto Marconi-Ostiense, infatti, forse non è l’unico, ma di sicuro il principale caso di rigenerazione urbana avvenuto all’interno della città, attraverso la riconversione. Quello che all’inizio appariva un limite per l’Università Roma Tre – il fatto di non avere un’ampia area dedicata in cui stabilire ateneo e campus – si è trasformato nel tempo in una straordinaria occasione per far decollare un pezzo di città. Senza Roma Tre, forse, il progetto Marconi-Ostiense sarebbe rimasto solo un esercizio di pianificazione». Lo stesso Veloccia ha rimarcato, infine, come «si debba abbandonare l’idea che la città si possa ancora espandere, puntando invece su modelli di sostenibilità economica, sociale ed ambientale»: è questo, ha confermato, il paradigma per ripartire.

«Il patrimonio pubblico deve essere una potente leva di trasformazione urbana e di inclusione sociale in cui l’istituzione mette a disposizione il bene – che un immobile, un pezzo di territorio o un bene demaniale – attivando risorse ed energie che sono già presenti nella comunità e accompagnando il percorso di cambiamento». Lo ha afferma Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche abitative di Roma Capitale, in riferimento – tra l’altro – al ruolo della Casa dell’Architettura per il quartiere Esquilino, ma anche raccontando, riguardo alla sede del Dipartimento di Architettura di Roma Tre, il lavoro in atto per giungere a «una nuova concessione  su almeno quattro padiglioni dell’ex Mattatoio che consentiranno all’Ateneo, se l’iter andrà in porto, di partecipare a bandi Pnrr e creare nuove aule e spazi, anche residenziali, per studenti».

L’assessore Zevi è intervenuto nell’ambito di un secondo panel dal titolo «Roma Tre rigenera Roma», racconto del programma di trasformazione urbana dell’area Ostiense-Marconi-Garbatella e nuovi programmi futuri di intervento.

A rimarcare l’importanza delle «spinte» e delle iniziative provenienti dal territorio, infine, sono stati gli interventi di Lorenza Bonaccorsi e di Amedeo Ciaccheri, rispettivamente presidenti dei Municipi I e VIII di Roma Capitale. 

«Il tema che ci poniamo ogni giorno – ha osservato Bonaccorsi – è quello di capire come possiamo costruire, mettendo insieme competenze e professionalità, una visione sul destino del centro storico. Non possiamo rassegnarci a diventare una sorta di Disneyland della Capitale ma bisogna puntare sulla ricucitura di un rapporto con i cittadini romani, che da trent’anni si stanno spostando in altre parti della città, lasciando il passo alla massificazione turistica»  

Per Ciaccheri, invece, il Festival «è una grande opportunità per il territorio» – messa in risalto dalla presentazione in una cornice come il nuovo Rettorato di Roma Tre, «uno dei rari casi in cui si è potuto assistere all’inaugurazione di un’opera pubblica di cui si è  visto la posa della prima pietra» -: sarà l’occasione per occuparsi della programmazione della città, anche dal punto di vista culturale, allargando lo sguardo verso le altre capitali europee e mondiali, e condensando il meglio dell’intelligenza collettiva nella scrittura di un nuovo patto per la città, anche di cittadinanza, in una visione policentrica del tessuto urbano». (FN)

di Francesco Nariello
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