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Architettura
21 Marzo 2024

Tommaso Valle compie 90 anni e festeggia all’OAR: un convegno ne ripercorre la carriera

L’evento alla Casa dell’Architettura del 18 marzo, giorno del novantesimo compleanno di «Masino» - La lectio magistralis dell’architetto romano con il racconto delle sue opere più importanti, in Italia e nel mondo - Le analisi di Franco Purini e Alessandra Muntoni - La partecipazione dei decani: Giancarlo Busiri Vici e Giancarlo Capolei

Capacità di declinare la complessità, coniugando uno stile internazionale con il richiamo alla tradizione italiana moderna. Uno sguardo totale sul progetto che consente il controllo simultaneo delle diverse problematiche connesse alla realizzazione di un’opera e la radicata propensione a cogliere nelle nuove tecnologie un elemento primario per l’individuazione di soluzioni innovative per la trasformazione urbana. E ancora: la grande sensibilità per il contesto in cui si realizza un’intervento, capace di tenere insieme – nel relazionarsi con un luogo – i concetti di ambiente, paesaggio, territorio; e una organizzazione dello studio pionieristica, capace di relazionarsi con grandi committenze, spesso all’estero, sapendo crescere in termini dimensionali prima di tante altre realtà, sul modello dei big della progettazione d’oltreoceano.

Sono alcune delle caratteristiche e delle «qualità» riconosciute a Tommaso (detto Masino) Valle, esponente di spicco dell’architettura romana con i suoi oltre 67 anni di attività professionale, alla quale ha continuamente affiancato l’insegnamento universitario. Il 18 marzo ha festeggiato il suo 90° compleanno, celebrato alla Casa dell’Architettura con un convegno – organizzato dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia – che ne ha ripercorso la lunga carriera, tra progetti, storie e aneddoti, e che ha rappresentato un momento di dibattito, condivisione e riflessione sull’architettura – dal ’900 a oggi -, sulla cultura del progetto e sulle evoluzioni dell’attività professionale a Roma e in Italia.

All’evento – che ha contato sul coordinamento scientifico di Emma Tagliacollo, Ctf OAR – Storia e Critica e Osservatorio ‘900 – hanno partecipato due decani dell’architettura romana architetti, compagni di «avventura», professionale e personale, di Tommaso Valle, come Giancarlo Capolei e Giancarlo Busiri Vici, ma anche illustri architetti e docenti come Franco Purini, professore emerito di Composizione architettonica e urbana alla Facoltà di Architettura della Sapienza, e Alessandra Muntoni, già docente di Storia dell’Architettura presso l’ateneo romano. Gremita, con un pubblico di ogni età, la sala centrale dell’Acquario Romano. La giornata è stata introdotta dal presidente OAR, Alessandro Panci.

«Quando mi approccio ad un nuovo progetto cerco sempre di realizzare unarchitettura leggera» ha detto Tommaso Valle, tra le prime battute della sua lectio magistralis, rimarcando un valore della forma e dello spirito – la leggerezza – rimasto intatto nel suo modo di esprimersi, professionalmente e non solo, dopo quasi 70 anni di carriera. Un lunghissimo percorso iniziato – «essendo figlio d’arte ho respirato l’aria della architettura da sempre, sin da bambino» – quando invece si faceva una «architettura del pesante», termine inteso non in senso negativo «ma in quanto i progetti si realizzavano con i materiali di sessant’anni fa, il mondo era completamente diverso e l’architettura si faceva disegnando. Oggi è cambiata tanto e abbiamo tantissime novità da poter utilizzare – dai vetri coibentati ai telai speciali, fino alle macchine per costruire con ferro e profilati -: innovazioni che non si devono tralasciare». Così, da una parte – ha sottolineato Valle – «c’è l’architettura del Novecento, che ci ha ‘creato’ e che deve essere tutelata», e – dall’altra – «il sistema attuale di fare architettura, che ho cercato di far emergere progressivamente dal mio racconto, sfruttando tutto ciò che la tecnologia ci offre». Le ultime immagini presentate a chiusura della lectio, ad esempio – a testimonianza dell’instancabile vocazione di Valle per ricerca e sperimentazione – «rendono l’idea di come le cose siano cambiate, già a partire dal livello dimensionale, e riguardano un progetto ancora in gestazione per un grande centro commerciale per la moda, a Pechino, in Cina, che conterrà tutto: dagli studi di progettazione alle fabbriche che producono i materiali. Una decina di edifici da 100mila metri quadri ciascuno. Quando si lavora su una scala così enorme il processo non è più iterativo, ma diventa moltiplicativo e tutto cambia: dal modo di costruire al sistema impiantistico e alle reti infrastrutturali». 

Dall’«Enrico Fermi» Memorial di Chicago (1956) al monumento alle vittime del campo di Auschwitz-Birkenau (1958-1969) – «dopo cui fui annoverato tra i nomi emergenti dell’architettura italiana, insieme a Moretti e Libera» – fino ai numerosi interventi in Africa (a partire dal Palazzo di Giustizia di Monrovia, in Liberia, del 1959-60, al Nigeria Cultural Center and Millenium Tower nel 2011) e in Arabia Saudita (dal 1976 in avanti). La presentazione delle opere di Tommaso Valle, condotta insieme al figlio Cesare e accompagnata dal racconto delle diverse esperienze e dagli immancabili aneddoti, ha offerto una panoramica sulla vastità di opere, anche termini tipologici – dai concorsi di progettazione alle commesse all’estero -, progettate e realizzate dall’architetto romano e dal suo studio, tra cui: lo Stadio Coperto a Parigi (1962), le Residenze per i dipendenti Alitalia a Ostia Lido (1965-1970; vincitore del Premio Inarch), il Padiglione italiano per l’Expo 70 di Osaka, in Giappone (1968-1970), il Palazzo dello Sport e Velodromo olimpico a Milano (1969-1975); gli interventi all’aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino (tra il 1986 e il 2000); la nuoan sede della Banca d’Italia a Frascati (Roma – 1992-2001 – Primo premio «Tendering for design and construct contract»); il Policlinico dell’Università Tor Vergata di Roma (1993-1998); la Nuova Fiera di Roma (2000-2006); le nuova sede della Regione Puglia a Bari (2003), dell’Efsa a Parma (2006), dell’Istat a Roma (2008), del Consiglio Europeo a Bruxelles (2016).

Qui la video intervista a Tommaso Valle

L’ARCHITETTURA DI MASINO VALLE

La caratteristiche distintive di Tommaso Valle e del suo studio (qui la sezione 50 Anni di Professione sul sito OAR: LINK) le ha individuate Franco Purini, architetto e professore emerito di Composizione architettonica e urbana alla Facoltà di Architettura della Sapienza. Innanzitutto, va detto, «Masino viene da una dinastia di architetti, da una famiglia che vive da sempre di architettura». Per quanto lo riguarda – ha detto – «c’è da segnalare, da una parte, la sua adesione all’international style, mantenendo però, dall’altra, il legame con la tradizione moderna italiana: un’architettura, quindi, capace offrire una visione internazionale contenendo allo stesso tempo motivi tipici del nostro modo di progettare, a partire dalla versione italiana del razionalismo degli anni ’30 che ha dato vita ad opere meravigliose come quelle di Terragni o Libera. Altro aspetto è la grande capacità di Valle di considerare simultaneamente tutti gli aspetti tecnici e operativi: uno sguardo totale che gli ha spesso permesso di controllare ogni elemento di un’architettura complessa. E, ancora, lai sua grande sensibilità nel rapportarsi con tutto ciò che circonda l’edificio da costruire, che non è mai fine a se stesso, creando un senso di continuità. L’attitudine di Valle a costruire momenti dialogici attraverso lo studio dei luoghi e superando la divisione – nella quale tanti architetti spesso incappano – tra paesaggio, territorio e ambiente. Tre nozioni che è sempre riuscito a riunire, intervenendo in architettura come unità complessa».

La video riflessione di Franco Purini

Altri elementi di riflessione li ha aggiunti Alessandra Muntoni, già docente di Storia dell’Architettura alla Sapienza, richiamandosi ai concetti di «complessità, creatività e organizzazione» per descrivere l’approccio all’attività progettuale di Valle. Da rimarcare, innanzitutto, la sua propensione alla «innovazione, anche in senso figurativo, accompagnata dalla capacità di cogliere nelle nuove tecnologie l’elemento primario per concepire soluzioni innovative per le città e lo sviluppo urbano. Ma anche la capacità organizzativa, anche all’interno dello studio, che è stato tra i primi in grado di adattarsi alle diverse esigenze delle committenze, di cui tante all’estero. E la capacità innata di sapere declinare la complessità». Anche nell’ambito della sua attività accademica – ha sottolineato Muntoni – «Masino portava sempre un tocco di levità anche in un dibattito che all’epoca riguardava problematiche stringenti. Per lui qualsiasi problema sembrava si potesse risolvere con naturalezza: il suo modo di essere ed il suo approccio erano legati anche ad un imprinting familiare in cui, fin dall’800, c’era stata una profonda sintesi tra cultura professionale, artigianale e artistica». Tra i suoi grandi meriti, ancora oggi – ha concluso -, c’è la capacità di comprendere il «valore innovativo della tecnologia e della leggerezza nello spazio».

LA PAROLA AI DECANI

Ad affiancare Tommaso Valle nell’ultima parte del convegno due decani della professione, architetti romani e suoi «compagni d’avventura», sia in chiave professionale che personale, a partire dai banchi universitari: Giancarlo Busiri Vici e Giancarlo Capolei. Entrambi hanno festeggiato, lo scorso anno, il loro novantesimo compleanno alla Casa dell’Architettura.

Sorrisi e aneddoti nella tavola rotonda finale con Valle, Busiri Vici e Capolei

Lo Studio Valle, ha sottolineato Giancarlo Busiri Vici, «è stato tra i primi a Roma e in Italia a confrontarsi con una dimensione – tra le 50 e le 70 persone – che si richiama ai modelli americani. Quello che ci unisce – ha aggiunto – è avere sempre ricercato nella nostra attività professionale la qualità dell’architettura ad ogni costo».

«Ho conosciuto Masino 71 anni fa – ha ricordato Giancarlo Capolei – per me è un archistar ma è riuscito a restare se stesso», ricordando come nel Dizionario di Architettura di Pevsner, Fleming ed Honour del 1980, a proposito dell’architettura italiana, si annoverasse il nome di Tommaso Valle, tra i ‘fenomenali talenti italiani’ insieme a Giò Ponti, Luigi Moretti, Vittorio Gregotti». Capolei ha infine sottolineato l’importanza delle iniziative portate avanti dall’Ordine degli Architetti di Roma, creando occasioni per celebrare i decani dell’architettura e far conoscere le loro opere».

Qui la video intervista a Giancarlo Capolei

IL RUOLO SOCIALE DELL’ARCHITETTO

L’Ordine – ha detto il presidente OAR, Alessandro Panci – deve essere capace proprio di creare quel senso di comunità, favorendo il dialogo diretto e lo scambio di esperienze tra i più giovani e gli architetti decani, che con le loro opere hanno contribuito alla trasformazione del territorio e della città. E riuscendo a creare un rapporto di vicinanza, nonostante i grandi numeri con i quali ci confrontiamo a Roma, con quasi 20mila iscritti. Così è nata la volontà di raccontare non soltanto le architetture e il lavoro di progettazione, ma anche la carriera, la vita e gli aneddoti di colleghi che hanno fatto la storia della nostra professione. Un ragionamento che si inserisce – a un anno dal centenario della legge che ha istituito la professione di Architetto e Ingegnere in Italia  – nella riflessione che portiamo avanti con continuità riguardo al ruolo sociale dell’architetto».

Occasioni come questa – ha aggiunto Emma Tagliacollo, Ctf OAR – Storia e Critica, Osservatorio ‘900 e coordinatrice scientifica del convegno – «servono per parlare non solo di architettura ma anche degli architetti stessi: per capire chi siamo, cosa è avvenuto nelle nostre città, come queste si sono trasformate. E per trovare legami, attraverso storie professionali così profonde come quella di Valle, tra la nostra contemporaneità e il ‘900 italiano, sopratutto la seconda parte del secolo, spesso poco considerata e che ha bisogno di essere valorizzata. Qui si possono trovare tracce da seguire e decifrare per comprendere meglio la nostra identità, le nostre radici, la nostra storia». Scuola, imprenditorialità, internazionalizzazione, tecnologia, ricerca «sono le parole chiave – ha concluso – che, a mio avviso, possono tratteggiare una possibile traiettoria per i lavori di Tommaso Valle e del suo studio. Alle quali si aggiunge la grande capacità, nella lunga storia dello studio Valle, di dialogare sempre in modo costruttivo con gli imprenditori, la politica e gli attori economici che plasmano le nostre città». (FN)

Video-interviste, contributi video e fotografie di Francesco Nariello – Montaggio e post produzione a cura di Giuseppe Felici

di Francesco Nariello

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