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23 Dicembre 2022

«Appalti, la qualità prima di tutto»: i punti fermi degli architetti italiani per la riforma del Codice dei Contratti

La lettera al Governo firmata dai presidenti degli Ordini provinciali e pubblicata sul Corriere della Sera per chiedere equità, partecipazione e confronto

Garantire e promuovere qualità di progetti e opere strategiche per le future generazioni, attraverso principi di equità, partecipazione e confronto. Sono i punti fermi e programmatici indicati dagli architetti italiani per la riforma del Codice dei Contratti in una lettera indirizzata al Governo pubblicata oggi – 23 dicembre – sulle pagine del Corriere della Sera e firmata dai presidenti degli Ordini provinciali degli Architetti PPC, tra cui Alessandro Panci, presidente OAR.

«Il testo del nuovo Codice, proposto e diffuso in questi giorni – si legge nella missiva -, rivela criticità che, per i professionisti (Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori), segnano un netto passo indietro rispetto ad alcuni temi strategici che riguardano l’intera comunità». I professionisti, nello specifico, si domandano come «velocizzare, semplificare, migliorare» – sempre in un’ottica di qualità progettuale – un testo fondamentale per il futuro del Paese. Gli architetti chiedono dunque al Governo «un ripensamento delle soluzioni proposte e si rendono disponibili al dialogo», sottolineando l’importanza del confronto di soluzioni progettuali, di concorsi di progettazione aperti alla più ampia partecipazione, favorendo la più equa forma di inclusione e opportunità per i territori, coinvolgendo tutte le forme di professionalità, per poter scegliere le soluzioni giuste per l’oggi e per il domani».

Al contrario, osservano ancora gli architetti italiani, «la riduzione o la perdita di valore o addirittura l’eliminazione dei concorsi di progettazione, nella forma più aperta ed inclusiva dei giovani e dei professionisti di talento, dell’equo compenso, della leale concorrenza, del legittimo merito che la proposta di legge dimostra, vanno in una direzione diversa da quella che tutti noi auspichiamo e prospettiamo per il bene ed il futuro dei nostri territori, delle nostre città e dell’intera comunità». 

Un progetto di qualità, una buona realizzazione di edifici, spazi pubblici e infrastrutture – conclude la lettera – «migliorano le nostre condizioni di vita e non possono essere posti in secondo piano rispetto a interessi economici e temporali. Il costruito di oggi sarà il nostro abitare di domani». (FN)

di Francesco Nariello

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