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04 Giugno 2021

Recovery/M5. Focus: Strategia aree interne e interventi in Zone economiche speciali al Sud

di Redazione OAR

Rafforzare la strategia nazionale per le aree interne, attraverso misure a supporto del miglioramento dei livelli e della qualità dei servizi scolastici, sanitari e sociali. Valorizzare i beni confiscati alle mafie da un punto di vista economico e sociale. Riattivare lo sviluppo economico attraverso il miglioramento delle infrastrutture di servizio delle Aree Zes del Mezzogiorno, per accrescere la competitività delle aziende presenti e l’attrattività degli investimenti. Sono i temi chiave delle misure previste dalla terza componente (M5C3) della Missione 5 del Recovery Plan – «interventi speciali per la coesione territoriale», per la quale il piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) mette a disposizione 1,98 miliardi di euro.

L’investimento più rilevante – per circa 830 milioni di euro – riguarda l’implementazione della strategia nazionale per le aree interne. L’obiettivo è innalzare l’attrattività di queste aree, che costituiscono circa i tre quinti dell’intero territorio nazionale, invertendo i trend di declino che le colpiscono (infrastrutturali, demografici, economici), e facilitino meccanismi di sviluppo. Il supporto del Pnrr si articola in due linee di intervento: potenziamento di servizi e infrastrutture sociali di comunità, per agevolare soluzioni a problemi di disagio e fragilità sociale, anche facilitando l’accessibilità ai territori e i collegamenti con i centri urbani, attraverso la realizzazione d’infrastrutture sociali; rafforzare i servizi sanitari di prossimità, con il consolidamento delle farmacie rurali convenzionate dei centri con meno di 3mila abitanti.

Altro capitolo di spesa rilevante, nell’ambito della terza componente, è quella riguardante gli interventi per le Zone Economiche Speciali (Zes). A disposizione ci sono circa 630 milioni di euro per investimenti infrastrutturali che puntano ad assicurare un adeguato sviluppo dei collegamenti delle otto aree Zes coinvolte (Campania; Calabria; Ionica Interregionale in Puglia e Basilicata; Adriatica in Puglia e Molise; Sicilia occidentale; Sicilia orientale; Abruzzo; Sardegna, in fase di istituzione) con la rete nazionale dei trasporti, ed in particolare con le reti Trans Europee (Ten-T). Tra le priorità che saranno affrontati dai progetti: collegamenti «ultimo miglio» tra le aree industriali e la rete Snit e Ten-T, principalmente ferroviari; urbanizzazioni primarie per la dotazione di infrastrutture nelle aree individuate; interventi locali mirati a rafforzare il livello di sicurezza  delle «opere d’arte serventi» (spesso vetuste), relativamente all’accesso alle strutture principali (porti, aeroporti, aree produttive).

Connessa agli investimenti suddetti, il Pnrr mette in cantiere una riforma che punta a semplificare il sistema di governance delle Zes e a favorire meccanismi in grado di garantire la cantierabilità degli interventi in tempi rapidi, nonché a favorire l’insediamento di nuove imprese. La riforma riguarderà, tra l’altro, l’attività e i poteri del Commissario, ma anche, semplificazioni per favorire la realizzazione del cosiddetto «Digital One stop Shop Zes», per incrementare l’attrattività di tali aree nei confronti delle imprese (anche straniere).

Le altre linee di azione previste in questo capitolo del Recovery Plan riguardano, da una parte, la valorizzazione dei beni confiscati alle mafie e, dall’altra, interventi socio-educativi strutturati per combattere la povertà educativa nel Mezzogiorno a sostegno del Terzo Settore. Nel primo caso, con una dotazione di circa 300 milioni di euro, si punta a restituire alla collettività un numero significativo di beni confiscati – almeno 200 – per fini di sviluppo economico e sociale (inclusa la creazione di posti di lavoro) e come presidi di legalità: la misura prevede la riqualificazione e valorizzazione degli immobili confiscati alla criminalità organizzata per il potenziamento del social housing, la rigenerazione urbana e il rafforzamento dei servizi pubblici di prossimità. Il secondo intervento, invece, intende potenziare – con un budget di 220 milioni di euro – i servizi socioeducativi a favore dei minori, finanziando iniziative del Terzo Settore, con specifico riferimento, tra l’altro, ai servizi assistenziali nella fascia 0-6 anni e a quelli di contrasto alla dispersione scolastica e di miglioramento dell’offerta educativa. (FN)

di Francesco Nariello

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