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POLITICA DELL'ORDINE

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15 Aprile 2021

Riforma della PA, le proposte degli Ordini. Il ministro Brunetta: Ripartire dal capitale umano

di Redazione OAR

Sussidarietà e semplificazioni. Ma anche una sempre più urgente iniezione di competenze subito operative, che punti a ridurre il gap, in termini di carenza di personale, che affligge l’attività degli uffici pubblici. Sono alcuni degli elementi chiave su cui imperniare il rilancio del sistema pubblico, condizione imprescindibile per guardare al futuro ponendo al centro la qualità, delle nostre città e del vivere quotidiano. E di cui i professionisti – progettisti in primis – hanno forte necessità, anche per lo svolgimento della propria attività professionale.

Sono stati i temi al centro della giornata di riflessione dal titolo «La riforma della Pubblica Amministrazione. Il futuro non è un vicolo cieco», organizzata dall’Ordine degli Architetti di Roma – insieme agli Ordini di Milano, Palermo, Catania, Reggio Calabria, Salerno, Bari, Brindisi, Bologna, Como, Ancona, Viterbo, Rieti, Sassari, Cagliari, Nuoro, Oristano, Frosinone, Latina, Biella, Teramo, Verona, Parma e Rimini. Un evento che ha contato sulla presenza, tra gli altri, di Franco Gallo, presidente emerito della Corte Costituzionale, e che ottenuto la partecipazione – attraverso un videomessaggio – di Renato Brunetta, ministro per la Pubblica Amministrazione.

A introdurre i lavori è stato Christian Rocchi, vicepresidente OAR, sottolineando come l’incontro fosse «l’opportunità per affrontare insieme un tema di cruciale importanza come la riforma della Pa, a partire dalla diffusa mancanza di personale negli uffici pubblici. La Pubblica Amministrazione – ha detto – è stata depauperata nelle sue funzioni. Tra blocco delle assunzioni, spending review, quota 100 si è generata una voragine negli organici. Oggi bisogna adottare azioni ponte per dare vigore e supportare le attività», anche sul fronte della rigenerazione delle città.

Rocchi: Servono strumenti ponte per sbloccare la macchina amministrativa

«La costruzione del futuro del nostro Paese – ha spiegato lo stesso Rocchi – passa da una riforma profonda dell’amministrazione pubblica. Fino a poco tempo fa si riteneva che la Pa, sull’idea soprattutto propugnata dall’Europa del libero mercato e della concorrenza quale unico strumento di miglioramento delle condizioni reali, non dovesse avere alcun ruolo regolatore del mercato. Abbiamo visto naufragare questa teoria del lasciar fare ai mercati che ha prodotto profitto da una parte, ma che non ha prodotto affatto progresso comune. Al contrario ci siamo trovati con ambiente e città spesso diventate delle bombe sociali». I nostri Ordini, ha poi ribadito, «ritengono che la situazione non possa essere risolta nell’immediato. Serviranno degli strumenti ponte che permettono immediatamente di poter far funzionare la macchina amministrativa oggi. Ed è per questo che, seguendo il concetto di sussidiarietà degli enti pubblici, gli Ordini si fanno promotori di un decreto legislativo in attuazione della legge delega al governo secondo l’articolo 5 dell’81/2017. Questo permetterà al sistema ordinistico, sistema pubblico dipendente dal Ministero di Giustizia, di mettere a disposizione le proprie competenze e di essere, quindi, immediatamente sussidiario all’amministrazione comunale. Questo finché l’amministrazione pubblica non riprenderà vigore colmando il difetto importante di organico».

Brunetta: Ripartire dal capitale umano e dalle semplificazioni. Puntare sui migliori

Nel suo messaggio inviato all’Ordine degli Architetti di Roma il ministro per la Pubblica amministrazione, Renato Brunetta, ha illustrato i piani per efficientare l’apparato pubblico. «Sto riformando la Pubblica amministrazione, partendo dal capitale umano, dai volti della Repubblica – come li ha definiti il Presidente Mattarella – cioè da chi durante la pandemia ha salvato tutti noi: medici, infermieri, forze dell’ordine, insegnanti…i buoni burocrati. Ecco, voglio ripartire dal capitale umano della pubblica amministrazione, facendolo diventare più giovane, più preparato, più competente. Voglio prendere i migliori e prendendo i migliori voglio anche organizzazioni pubbliche migliori, per poi inserirvi la digitalizzazione, ossia le nuove tecnologie. High skills, le specializzazioni migliori per i migliori giovani, semplificare la burocrazia che tanto incide sul lavoro di voi architetti – pensiamo al 110%, uno dei temi attuali – ma anche le sovrintendenze, i vincoli ambientali, burocratici e amministrativi, per poi inserire in parallelo le nuove tecnologie, l’It, interoperabilità, cloud, la funzionalità digitale. Ci riuscirò? Penso di sì. Sarà una piccola-grande rivoluzione».

Qui il video-messaggio

Gli Ordini: Il ruolo della Pa? Occuparsi di programmazione e controllo

Una linea di azione unica e definita è quella che è emersa dalle riflessioni dei rappresentanti di alcuni degli Ordini degli Architetti coinvolti, sui passaggi chiave per riformare il sistema pubblico  dal punto di vista dei professionisti. Alcuni punti fermi in merito ai compiti che la Pa dovrà tornare a ricoprire li ha fissati Francesco Miceli, presidente Ordine di Palermo. «La Pubblica Amministrazione – ha detto – deve occuparsi di programmazione e controllo. Garantire programmi efficaci che puntino alla crescita del Paese. Ma anche occuparsi della verifica di atti, procedimenti e trasformazioni in diversi campi della società». La nuova Pa «dovrà puntare davvero sul rapporto tra pubblico e privato», ma anche «superare ritardi nella digitalizzazione».

Per Alessandro Amaro, presidente dell’Ordine di Catania è utile chiarire, innanzitutto, che «libero professionista e dipendente pubblico lavorano con l’obiettivo unico di permettere al cittadino di realizzare i propri progetti. Per questo bisogna sempre collaborare e concorrere per ottenere risultato». La riforma della Pa, ha aggiunto Vito Rocco Panetta, consigliere OAR, «deve essere fatta in modo coordinato. Per questo oggi abbiamo riunito tipologie di soggetti che devono dialogare tra loro: politici, per visione e indirizzo globali; gli stakeholder; ordini e professionisti; esperti di diritto amministrativo; enti locali».

L’obiettivo, per gli architetti, sul fronte del cambiamento della Pa – ha invece concluso Marcello Rossi, tesoriere Ordine di Milano – «è costruire una road map, iniziare mettendo a sistema le esperienze locali e fare in modo, attraverso un tavolo nazionale, di condurle ad una riforma organica».

La parola agli amministratori locali: Serve più personale e investire nella digitalizzazione

Per chiudere il cerchio del dibattito sulla riforma della Pa non può mancare il punto di vista degli amministratori locali, per raccontare – dall’interno della macchina burocratica – le criticità da risolvere e le opportunità da cogliere per il futuro.

Il Dipartimento Programmazione e Attuazione Urbanistica di Roma Capitale fa i conti da sempre con grandi numeri, in termini di flusso di pratiche e fascicoli, ma si scontra con una pesante carenza di organico. «C’è una grave mancanza di personale – spiega Cinzia Esposito, direttore Dpau -. Fino a qualche anno fa eravamo 550 persone, di cui 100 in ufficio condono, dove ora sono 19. Circa 400 persone facevano capo a società esterne, ora sono 120. In tale situazione, siamo sempre costretti a rincorrere le urgenze». In questi anni, tuttavia, prosegue «Abbiamo tentato di dare una nuova vision, in controtendenza con la modalità lavorativa cui si era abituati. Partendo dalle necessità dei cittadini». Tra i progetti avviati: la scansione certificata dei progetti, con l’obiettivo di superare il fascicolo cartaceo. «Per realizzarla appieno – rimarca Esposito – servono le risorse del Recovery Fund. Nel sistema che abbiamo immaginato il libero professionista, dal proprio studio, riceve un documento, lo carica nel sistema, il quale lo controlla sotto il profilo normativo e rilascia l’autorizzazione in tempo reale».

Secondo Giovanni Oggioni, direttore Sue del Comune di Milano, «in una logica sussidiaria le risorse del pubblico dovrebbero essere riservate, da una parte, all’approfondimento dei livelli di programmazione sul territorio e, dall’altra, a sviluppare i controlli ex post. Ad oggi invece il personale è impegnato su controlli preventivi». L’obiettivo, ha aggiunto, «è la certificazione preventiva dei progetti, che non può essere affidata a chiunque. Qui il ruolo degli Ordini professionali può essere fondamentale: possono trasferire conoscenze su qualità progettuale e completezza documentale».

Il potenziamento delle piattaforme telematiche è un passaggio fondamentale, ha ammesso Biagio Bisignani, direttore Dipartimento Urbanistica a Catania, «ma bisogna cambiare visione: non si possono usare i parametri propri del lavoro cartaceo». La Pa, ha poi osservato, «non deve abusare del proprio potere. I professionisti a volte sono costretti a svolgere adempimenti non necessari pur di ottenere un permesso di costruire. Bisogna anche predisporre sistemi di controllo interni».

Gallo: Sussidarietà orizzontale e bene comune. Più competenze per gli architetti per alleggerire gli uffici pubblici

A tirare le fila della giornata di riflessione è stato, infine, Franco Gallo, presidente emerito della Corte Costituzionale ed autore del libro «Il futuro non è un vicolo cieco», che ha delineato lo status quo: «Sono decenni che si parla di riforma della Pa, ma il sistema pubblico non è stato ancora in grado di fare un salto di qualità verso la de-burocratizzazione che imprese, cittadini e professionisti chiedono. Sono cambiate le leggi, si è delegificato, si è semplificato: ma troppo spesso i processi sono rimasti inattuati e i metodi adottati non sono stati risolutivi. Oggi paliamo di riforma Pa in ottica sussidiarietà». A quale riforma della Pa guardare, dunque? «A un’amministrazione più leggera – precisa Gallo -, capace di ‘far fare’ più che di fare direttamente. In cui è il cittadino, il privato, il professionista che fa, anche se glielo chiede Pa. La quale deve riuscire a interagire con il contesto sociale ed economico senza espandersi in strutture e costi».

Poi, una fotografia del concetto di sussidarietà orizzontale cui tendere: «Da una parte – ha affermato Gallo – è una spinta verso un maggiore intervento dello Stato e, dall’altra altra, la capacità di favorire i cittadini che si integrano e si associano per l’interesse comune». Infine, una riflessione specifica sul ruolo degli architetti, «che potrebbero essere valorizzati dal punto di vista della valenza pubblicistica di una loro funzione certificatoria e, forse, anche autorizzatoria. Conferire loro competenze, ad esempio, su concessione edilizia, Via, Scia, snellirebbe il lavoro di tanti uffici comunali consentendo controlli ex post più efficaci».

(FN)

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