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Architettura
18 Ottobre 2023

Fari accesi sul Foro Italico: prosegue il ciclo OAR per tutelare e valorizzare il complesso del ‘900

Secondo appuntamento dedicato alla salvaguardia di un patrimonio cruciale per lo sviluppo futuro di Roma - Focus sull’importanza degli archivi di architettura

Salvare il ‘900 e progettare il contemporaneo. È in questo binomio concettuale che si condensa il senso dell’impegno portato avanti dall’Ordine degli Architetti PPC di Roma e provincia per la salvaguardia e valorizzazione del patrimonio architettonico del Moderno, a Roma e non solo, e – in particolare – del complesso del Foro Italico: «importante brano della Capitale» per il quale occorre «individuare possibili progetti di rilancio e nuova architettura», tutelando, salvaguardando e valorizzando capolavori come la Casa delle Armi di Luigi Moretti «che deve essere oggetto di un attento progetto di conservazione da condividere con la cittadinanza». Sono alcuni dei contenuti sviluppati nel corso del convegno «Foro Italico Mon Amour» – svoltosi il 16 ottobre alla Casa dell’Architettura – secondo appuntamento di un ciclo di eventi sul tema organizzato dall’OAR.

«Il Foro Italico è oggi al centro del dibattito sul contemporaneo e, attraverso nuove progettualità e concorsi di architettura, può rappresentare una fondamentale cerniera per lo sviluppo di Roma nel prossimo futuro», ha ricordato, aprendo i lavori, il presidente OAR, Alessandro Panci, che ha portato l’attenzione sull’altro aspetto al centro della giornata: il valore degli archivi. «Come professionisti – ha detto – sappiamo quanto sia importante conoscere la storia e i processi relativi a una specifica area urbana o a un edificio. Gli archivi, in quest’ottica, hanno una duplice funzione: sono custodi di una memoria e, allo stesso tempo, riescono a restituirci una serie di informazioni che ci aiutano a comprendere, oltre il disegno architettonico, il perché delle scelte fatte per una determinata realizzazione, le motivazioni sociali, politiche, economiche, culturali. Analizzando i documenti di archivio riusciamo a conoscere tutti gli elementi che hanno condotto a specifiche scelte compositive. Ma anche, guardando al futuro, ci aiutano a non commettere errori e a comprendere a fondo le trasformazioni avvenute». L’impegno dell’OAR sulla valorizzazione degli archivi va avanti da tempo, attraverso strumenti diversi: dalla rivista AR Magazine alla digitalizzazione, come nel caso dell’Archivio Moretti-Magnifico. Tornando al tema del Foro Italico, infine – ha concluso Panci -, il ciclo di convegni lanciato dall’Ordine si connette a tre aspetti fondamentali: conoscenza, difesa e conservazione di un patrimonio architettonico del ‘900, come il Foro Italico, come basi per arrivare alla sua valorizzazione, anche attraverso l’attivazione di concorsi di progettazione». 

A riprendere il filo del ragionamento è stato Marco Maria Sambo, segretario OAR, direttore AR Magazine e coordinatore dell’Osservatorio 900 OAR, chiarendo subito come «salvare il ‘900 non voglia dire in alcun modo rinunciare a costruire il contemporaneo, né rinunciare a realizzare nuove architetture. Questo ciclo di incontri, al contrario, vuole generare un dibattito permanente volto alla individuazione di punti fermi per la salvaguardia e valorizzazione del  ‘900 e per il rilancio di Roma con nuove progettualità». Per rilanciare Roma – ha proseguito – «bisogna studiare la sua morfologia e i suoi paesaggi, i grandi maestri, da Borromini a Moretti, ed entrare negli archivi di architettura. Difesa e valorizzazione del ‘900 sono un compito cruciale da cui partire per affrontare le sfide progettuali di oggi e di domani. Il Foro Italico, in particolare, rappresenta una cerniera importantissima per lo sviluppo urbano: in quest’ottica, salvare la Casa delle Armi di Luigi Moretti, attraverso un suo restauro filologico, è un principio fondativo per imperniare qualsiasi ragionamento sull’area.

Il segretario OAR, in proposito, ha espresso soddisfazione per «l’avvio di una proficua interlocuzione con Sport e Salute», la società che gestisce in concessione il Parco del Foro Italico, «istituzione con cui auspichiamo di portare avanti ragionamenti virtuosi per il futuro di Roma. Anche nella convinzione che a breve sarà possibile visionare le immagini del concorso concluso per la progettazione del sistema di copertura e riqualificazione dei prospetti del ‘Centrale’ del Foro Italico (si veda più avanti). Sambo ha poi ribadito i tre punti messi in evidenza attraverso il ciclo di convegni organizzato dall’OAR e ritenuti la base per i prossimi passi: l’importanza del progetto di conservazione («senza progetti veri non c’è alcun futuro e la storia si perde tra restauri fatti male o rifunzionalizzazioni che snaturano gli edifici storici: per capolavori come la Casa delle Armi ci vogliono restauri filologici da condividere con la cittadinanza e con la comunità degli architetti»); il ruolo del progetto di conservazione urbana («necessario per brani urbani di tale rilevanza: in sostanza, per il Foro Italico serve un masterplan»); la rilevanza del progetto di nuova architettura («attraverso lo strumento del concorso di progettazione, magari seguendo le linee guida tracciate dal masterplan»).

La giornata si è sviluppata attraverso focus specifici sui diversi temi al centro della riflessione. Dalla relazione sull’importanza degli archivi di Erilde Terenzoni, Commissione Cultura Casa dell’Architettura OAR, che ha sottolineato come «la diffusione della conoscenza sulla storia dell’architettura a Roma passi dallo studio degli archivi, a partire dalle tante fonti documentali riguardanti l’architettura del ‘900», tra i quali si è soffermata sull’Archivio Del Debbio, «che custodisce oltre 220 progetti, elaborati grafici, disegni di progetto e di dettaglio, fotografie (molte di cantiere), tele e incisioni; e al cui interno la documentazione relativa al Foro Italico rappresenta un corpus omogeneo, una sorta di archivio dentro l’archivio». All’approfondimento di Rosalia Vittorini, di Docomomo Italia sulla proposta di un «distretto del contemporaneo che comprenda l’intera area Flaminia di Roma, con l’obiettivo di far scoprire l’identità di questo brano di Roma e farla diventare patrimonio comune: un distretto in cui il Foro Italico avrebbe un ruolo cruciale».

Tra gli altri interventi della giornata ci sono state le riflessioni di Luca Zevi, architetto, vicepresidente In/Arch Nazionale e autore del volume «Foro Italico. Da ieri a domani», di cui sono state illustrate genesi e riflessioni scaturite dalla ricerca; un excursus di Emma Tagliacollo, Osservatorio 900 OAR e Docomomo Italia, sull’immaginario del Foro Italico tra sequenze cinematografiche e letteratura; la relazione di Paolo Verdeschi, architetto, Osservatorio 900 OAR, sulla «necessità del restauro filologico per le opere di Luigi Moretti»; la descrizione del Censimento delle architetture italiane dal 1945 ad oggi da parte di Maria Vittoria Marini Clarelli, della Direzione generale creatività contemporanea – Ministero della Cultura; il racconto in parole e immagini da parte di Tommaso Magnifico di parte del materiale custodito dall’Archivio Moretti Magnifico (digitalizzato dall’Ordine degli Architetti di Roma), con particolare riferimento alla Casa delle Armi.

A chiudere idealmente il percorso di riflessione sul futuro del Foro Italico è stata Claudia Ricciardi, consigliera e delegata Area Concorsi OAR, che ha ripercorso le tappe del concorso per la progettazione del sistema di copertura e riqualificazione dei prospetti del «Centrale» del Foro Italico. Una procedura, aperta nel 2019, che si è chiusa lo scorso maggio, con la conferma della classifica definitiva, ma di cui ancora manca la pubblicazione degli esiti: l’auspicio è di poter vedere al più presto il progetto vincitore. Il concorso di progettazione – ha poi ribadito Ricciardi – «è un processo che permette di ristabilire al centro del dibattito la qualità architettonica, che favorisce il confronto tra proposte e idee. È uno strumento culturale che nutre un dibattito critico costruttivo e, allo stesso tempo, uno strumento concreto che, inserito in una programmazione di medio-lungo termine, contribuisce a costruire una visione di città. Proprio per sostenere il ricorso al concorso di progettazione l’OAR ha messo a punto la piattaforma CAN (LINK), anche con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito la qualità del progetto per gli interventi sul patrimonio esistente». (FN)

di Francesco Nariello

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